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Recensione Serie TV & Film

Civil War: l'occhio che osserva la morte

Tommy Malguzzi • 23 Aprile 2024

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Alex Garland torna sul grande schermo dopo il fallimento titanico di "Men", con un quasi kolossal: "Civil War" è infatti il film con il budget più alto mai prodotto dalla A24 e i motivi si vedono e si sentono tutti. Una produzione quasi da war movie diventa un pretesto per riflettere su altro, ma raggiunge un pubblico molto vasto che il regista londinese aveva faticato a coinvolgere con i suoi ultimi lavori, forse troppo personali e intimi. "Civil War" parla a tutti, che vi piaccia o meno.

Una guerra universale

Garland, oltre che regista, è anche sceneggiatore e astutamente non fornisce alcuna indicazione temporale esplicita o implicita: in un futuro prossimo, una guerra civile sconvolge gli Stati Uniti, divisi tra stati fedeli al Presidente degli Stati Uniti e stati secessionisti, tra cui Texas e California, uniti nelle Western Forces, e la Florida, indipendente. Un gruppo di giornalisti composto da Lee, celebre fotografa di guerra, il collega Joel e l’anziano Sammy, decide di partire da New York verso Washington, circondata dalle Western Forces, per intervistare il Presidente degli Stati Uniti.

Le informazioni fornite dal film stesso sono pochissime, sufficienti solo a guidare la narrazione di Lee, Joel e Jesse (una ragazzina che si unisce ai due protagonisti). Il resto non è rilevante e la motivazione è evidente guardando l'opera: Garland parla degli USA, ma eliminando qualsiasi dettaglio politico rende il suo messaggio teoricamente universale. Uomini che uccidono uomini, nulla di più, la fazione non è chiara e combattono contro i loro simili per il puro gusto sadico. E qualcuno, ancora più sadicamente, deve raccontare ciò che sta accadendo.

Il titolo "Civil War" è quasi esclusivamente un richiamo per attirare il pubblico abituato ai film d'azione e di guerra, ma non preoccupatevi, perché nonostante ciò il film offre momenti concitati e ben ritmati. La guerra è solo un pretesto, fortunatamente, il messaggio è ben diverso da quello che ci si potrebbe aspettare.

Meno guerra, più fotografie

Gli americani fanno le guerre per fare i film!” diceva Massimo Troisi, in una delle sue frasi più celebri, e qui Alex Garland rappresenta uno degli esempi più crudi di ciò che il comico intendeva dire: il film infatti non è politico (poiché non prende posizione) ma è estremamente critico nei confronti del desiderio bramoso di voyeurismo, tipico della nostra società più che mai. La facilità con cui possiamo puntare il nostro occhio meccanico (la macchina fotografica) verso l'orrore della morte ci rende sempre più desiderosi di tale visione, tanto da renderla quasi eccitante.

Il giornalista, come il soldato, incarna la morte; uno scatto della fotocamera equivale a un colpo di fucile, l'obiettivo della fotocamera è il mirino di un cecchino, ma egli fotografa i morti in uno dei momenti più vulnerabili dello spirito e del corpo. Garland critica la ricerca di questa visione e il desiderio di una drammaticità quasi estrema. Ciò quindi non è volto semplicemente a criticare quella specifica categoria che abita il film, ma anche tutta la società, che con un semplice movimento dalla tasca di un pantalone può documentare anche il più semplice degli orrori, e godere di ciò. Quanto di più contemporaneo c'è.

Naturalmente il film non è privo di difetti nella scrittura, soprattutto a causa di un obiettivo produttivo molto ambizioso, dato che la A24 non aveva mai prodotto un film di tale portata. C'era molto denaro in gioco e doveva essere recuperato, e considerare questo un difetto significa non comprendere il funzionamento del cinema su larga scala. Detto ciò, alcuni errori non possono essere perdonati, soprattutto da uno scrittore attento e diligente come Garland, che ha all'attivo una vasta esperienza nella scrittura di sceneggiature: la presenza di diversi deus ex machina, una gestione non troppo saggia dei tempi di scrittura e una conclusione forse non del tutto degna per il personaggio di Lee, purtroppo, attenuano leggermente quanto di buono è stato fatto per il significato di questo film. Nonostante ciò, Civil War può essere considerato uno dei migliori prodotti del 2024.

Scene di guerra by Alex Garland

Garland, tuttavia, non è solo un abile sceneggiatore ma anche un regista eccellente, capace di inquadrare l'azione con maestria e di manipolarla a suo piacimento: l'ultima mezz'ora è un esempio di grande cinema thriller-action, teso ma incredibilmente dinamico e coinvolgente. L'azione è realistica e coordinata in modo tale da non occupare mai il centro della scena, utilizzando spesso il fuori campo sia visivo che sonoro per immergere lo spettatore in una Washington dilaniata dalle rappresaglie secessioniste.

Oltre all'altissima qualità di fotografia e sonoro, è degno di nota il lavoro particolare sul montaggio: per tutto il film la costante è l'utilizzo di fotogrammi congelati, immagini fisse che interrompono il ritmo di un film già ricco di variazioni temporali; nell'ultima mezz'ora (climax del film) questo stile di montaggio diventa sempre più estremo, poiché Jesse, autrice di queste immagini, scatta numerose fotografie. Paradossalmente, tuttavia, l'interruzione dell'azione conferisce un ritmo maggiore, scandendo la sequenza in modo particolare e non convenzionale.

Conclusioni

Garland colleziona un altro grandissimo prodotto, entrando di diritto nei più importanti cineasti occidentali del post 2000: il suo contributo verso il mondo della cinematografia fantascientifica è stato fondamentale, essendo stato in grado di cogliere sempre quasi alla perfezione il punto cardine del discorso che i suoi film portavano in analisi.

Nonostante si sia allontanato ultimamente dalla sua comfort zone, il londinese ha dato prova ancora una volta di saper parlare del presente usando il futuro, questa volta in salsa molto meno estrema di quanto si possa pensare. Sarà un peccato non vederlo più dietro alla macchina da presa, ma se affiancherà i migliori registi in circolazione soltato per le loro sceneggiature, allora possiamo stare ugualmente tranquilli.

REGIA: 8.5

FOTOGRAFIA: 7.5

SUONO: 8.5

SCRITTURA: 8

PROVE ATTORIALI: 7.5

VOTO: 8

 

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