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La fantapolitica nel cinema: 5 film da vedere

Luca Dicesare • 15 Aprile 2024

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Cos'é la fantapolitica? Cosa può raccontare al giorno d'oggi? 

Prima di andare a vedere "Civil War", la nuova pellicola di Alex Garland targata A24, vi proponiamo alcuni film che seguono lo stesso filone, per vedere come in realtà anche le scelte politiche più insignificanti possano influenzare un intero sistema. 

1) Snowpiercer

Bong Joon-ho ne ha fatta di strada, soprattutto dopo quella vittoria indimenticabile agli Oscar del 2019, dove fece incetta di premi e si fece conoscere a livello mondiale. Dopo una serie di ottime pellicole in madrepatria questa fu la prima produzione in lingua inglese per il regista sudcoreano.

Basato sulla graphic novel "Le Transperceneige", Snowpiercer racconta di un mondo post-apocalittico sconvolto da una gigantesca guerra. Nel terribile inverno nucleare, i sopravvissuti passano la loro intera vita all'interno di un gigantesco treno che non smette mai di girare e che il nostro regista utilizza sapientemente per raccontare gli squilibri della nostra società.

Come ha fatto in altre sue produzione, le differenze di classe sono focali. Il treno è strutturato come una gigantesca piramide, più si sale più si è agiati. Nelle carrozze più in alto i bambini posseggono insegnanti privati, mangiano cibi considerati scomparsi, hanno piscine, spa e tutto ciò che si possa desiderare, il lusso sembra non fermarsi mai. Alla testa di questo treno c'è un uomo misterioso, un magnate di nome Wilford, che agisce sempre nell'ombra, una figura che, per chi è in fondo, si avvicina più a una divinità che a un essere umano, un profeta che ha salvato l'umanità dalla devastazione e la cui parola è legge.

Il fondo del treno non può che ricordarci le baraccopoli dei luoghi più poveri del mondo: non c'è letteralmente niente oltre allo sporco, sopravvivere è una lotta continua e i servizi di sicurezza abusano sempre delle loro posizioni e del loro potere, il tutto non può che condurre a tensioni e scontri. Anche durante la fine del mondo ci sarà chi avrà una posizione più agiata, Bong Joon-ho critica il continuo classismo che caratterizza le società capitaliste, se nasci in un modo non potrai certo uscirne in un altro, c'è cibo per soddisfare il triplo della richiesta mondiale, eppure c'è ancora chi muore di fame.

2) V per Vendetta

Molti di voi lo conosceranno anche per la stupenda graphic novel da cui è tratto il film, ma per chi non lo avesse visto, cosa può raccontarci un'opera come "V per Vendetta"?

V è il nostro protagonista, un uomo mascherato la cui identità è ignota, mosso da una volotà ferre, una vendetta e una ricerca della libertà, simile a quella dei protagonisti di opere del periodo romantico. V si muove in una Inghilterra distopica, ricostruita dopo una lunga e sanguinosa guerra da un partito di estrema destra che ha preso potere e instaurato un regime dove la libertà non può esistere, nemmeno nell'immaginazione.

Riprendendo dal ben noto (e a volte abusato) "1984" di Orwell, Alan Moore illustra tutti i punti essenziali di un partito totalitario, riassumibili nel mantenimento del potere. Un opera fantapolitica che in realtà ha ben poco di fantasioso: mantenere il potere implica la distruzione di qualsiasi intermezzo tra la popolazione e lo Stato, attraverso la coercizione e la privazione di qualunque aspetto. Il partito disporrà di vari apparati che controllano l'intero organismo/Stato: le dita a fare da polizia segreta, le orecchie a fare da spionaggio, gli occhi per vedere e la voce per la propaganda.

Oltre alla presenza di numerose scene memorabili, assistiamo ad un'ottima alchimia tra Natalie Portman e Hugo Weaving, ma è soprattutto quest'ultimo, nei panni del misterioso V, ad attrarre l'attenzione grazie alla sua idea di libertà che, come dice lui stesso, è l'arma più potente di tutte. Un idea è un qualcosa di difficile da estirpare, può prendere molte persone e può far cambiare la prospettiva di qualunque cosa, d'altronde il Parlamento è solo un edificio, sono le persone che gli attribuiscono un significato importante.

3) The Lobster

Lo scittore Thomas Mann disse:"Tutto è politica". Una frase che si accosta perfettamente a questo film.

Se in fondo un governo e le sue politiche possono decidere sull'economia e sulle infrastrutture perchè non potrebbe decidere anche riguardo all'amore e ai rapporti interpersonali. Yorghos Lanthimos è un regista non da poco, arrivato ormai alla fama grazie ai successi di "La Favorita" e "Povere Creature", ma qui il suo stile grottesco ha una venatura diversa. La firma del regista greco è evidente, grazie a una messa in scena e dei dialoghi molto freddi capaci di farci intendere l'estraneazione dei personaggi sullo schermo.

In questo caso il mondo è in realtà molto verosimile al nostro, tranne per una singola ed importante eccezione: DEVI avere una relazione all'interno della tua vita. Lanthimos parte dalle tensioni e dalle costrizioni sociali che ci impongono di avere una relazione amorosa e le estremizza a delle leggi severissime a riguardo, fino ad arrivare alla soluzione degli hotel.

Gli hotel sono dei luoghi particolari, al cui interno le persone DEVONO trovare un loro partner, altrimenti si verrà trasformati in un animale a propria scelta.

Colin Farrel recita in maniera fredda e distaccata, così come lo è l'atmosfera plumbea del film. Lanthimos ci tiene a mostrare una società distaccata dalla realtà, che non riesce a vivere una cosa naturale come l'amore in maniera spontanea, mentre lo Stato e la società stessa sembrano gravare sulle spalle dei protagonisti. Di fatti se da un lato abbiamo una società costretta all'amore, dall'altro abbiamo una comunità clandestina che invece ne ripudia ogni forma e uccide chiunque è colto in qualunque atto amoroso.

Lanthimos ha confermato con questo film la sua immensa bravura, con uno dei film più interessanti della scorsa decade e una carriera in continua ascesa.

4) Essi Vivono

Torniamo indietro nel tempo al 1988, quando il buon John Carpenter dirisse questa pellicola diventata un cult del genere. "Essi Vivono" rappresenta fantascienza e realtà allo stesso tempo, grazie alla visione estremamente critica di Carpenter sulla società ultraliberista del suo tempo.

La prima cosa da analizzare del film è in realtà al di fuori del film stesso, ovvero quando è stato girato e in che periodo particolare per la storia degli Stati Uniti. Ci troviamo nel mezzo della presidenza Reagan, un periodo di politiche neo-liberiste per l'America e per il blocco occidentale, più il rialzamento delle tensioni con il blocco sovietico dopo che lo stesso presidente definì l'URSS come "L'impero del male".

Carpenter sembra essere disgustato dalla società americana degli anni 80: l'unica cosa che hanno in testa è il consumo, consumo a più non posso e fine a sè stesso, è questo ormai lo stile di vita che caratterizza chiunque. Si tratta di una tematica molto importante all'interno dei discorsi sulla politica e sulla sociologia dello scorso secolo, affrontato per esempio da Guy Debord nel suo libro "La società dello spettacolo", il quale mostrava il consumo come un modo per allestire il proprio teatro e mandare in scena lo spettacolo della vita caratterizzata appunto da ciò che compriamo, il modo più semplice ed efficace per darci un'identità.

Carpenter ribalta la società dello spettacolo in maniera distopica: il protagonista entra in possesso di alcuni occhiali speciali che gli permettono di vedere la realtà per come è davvero, senza i "filtri" letterali e metaforici di cui è bombardato. Si scopre come all'interno dei più alti profili della politica, dell'informazione e della finanza ci sia in realtà un grande complotto e un'invasione aliena che attraverso messaggi subliminali mandati dalle trasmissioni televisive e dalle pubblicità riesce a piegare la popolazione mondiale ai suoi voleri.

Obbedisci, lavora e consuma: queste sono le parole chiave nascoste dietro, ma che solo con l'ausilio degli occhiali si possono vedere nella loro interezza. La finzione fatta dalle pubblicità si sovrappone alla realtà, attraverso un espediente fantascientifico e distopico, Carpenter prevede la realtà degli ultimi 40 anni.

5) Minority Report

Passiamo al 2002 e andiamo incontro ad un regista con una venatura molto più pop come Steven Spielberg e il suo "Minority Report".

Basato sull'ominimo romanzo dello scrittore Philip K. Dick, il film è ambientato nell'anno 2054 dove il nostro protagonista, John Anderton (Tom Cruise), è ufficiale a capo di uno speciale reparto di polizia che si occupa, attraverso l'ausilio di macchinari fantascientifici e di tre veggenti, di arrestare i criminali prima ancora che commettano il suddetto crimine. Il problema sorge quando saranno gli stessi veggenti ad indicare John come responsabile di un futuro omicidio e da qui comincia la sua fuga alla ricerca di verità.

Rispetto agli altri film presenti in questa lista stiamo parlando di un film maggiormente action che disposto a complesse visioni della realtà, ma sicuramente ci sono degli spunti interessanti per cui vale la pena riflettere, primo tra tutti il rapporto tra politica e giustizia e anche un possibile coinvolgimento delle AI.

In che modo le scelte politiche possono influire sulla concezione che abbiamo di giustizia? Sarebbe corretto far svolgere il ruolo di giudice ad una intelligenza artificiale? A livello teorico non dovrebbe commettere errori, tuttavia stiamo parlando di un qualcosa al di fuori dell'umanità che deve giudicare l'umanità stessa, siamo sicuri che sia eticamente corretto? E se potesse essere manomessa? Entra quindi in gioco la corruzione e i suoi sporchi metodi che, così come nel passato e nel presente, esisteranno sicuramente anche in futuro. Spielberg e ancora di più Dick vogliono mostrare come il progresso tecnologico non implichi un miglioramento umano se non c'è un'attenta analisi etica dietro.

Noi di Xeud vi ringraziamo per l'attenzione e vi invitiamo ad andare sul nostro sito per leggere ulteriori articoli a tema cinema e serie tv.

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