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Recensione Serie TV & Film

The Creator: un nuova tipo di fantascienza?

root • 7 Ottobre 2023

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Dalla mente prima e dalla mano poi di Gareth Edwards nasce The Creator, l’ultimo colossale film di fantascienza uscito al cinema il 28 settembre. L’intelligenza artificiale e l’umanità si affrontano in uno dei film che farà più discutere gli appassionati del genere, già divisi da pareri discordanti.

Il film si basa su un soggetto scritto dallo stesso Edwards, che aveva già sperimentato con successo la fantascienza in Rogue One, riuscendo ad unire un’estetica curata alla classica struttura del blockbuster hollywoodiano molto ricercato dal pubblico medio. Ma di cosa parla esattamente? 

Trama e sviluppo:

Nel futuro, umani e robot dotati di intelligenza artificiale sono in guerra. Joshua è un agente delle forze speciali che ha perso la moglie. Dovrà dare la caccia al “creatore”, l’umano che ha programmato le IA e che, secondo l’esercito statunitense, sta sviluppando una super-arma. Quest’arma si rivelerà avere le sembianze di una bambina ed essere in grado di riflettere sulla propria situazione e sui propri sentimenti.

Da questa semplice sinossi si capisce molto bene come il nostro Edwards abbia puntato sulla semplicità per riuscire a comunicare efficacemente con il pubblico più ampio possibile, ma a un caro prezzo: la profondità dei temi trattati. Se la premessa è molto accattivante, tutto ciò che viene accennato all’inizio del film viene poi solo grattato in superficie, senza mai andare a scoprire tutti i veli di queste tematiche

L’umanità, intesa come caratteristica di un essere, che sia biologico o tecnologico, è davvero innata oppure può essere “sviluppata”? Questa domanda attanaglia tutti i personaggi presenti nel film, ma una risposta non viene mai data, il che è un problema solo quando il quesito viene poi accantonato quasi subito.

Una sceneggiatura imperfetta:

I primi due atti della sceneggiatura stilata dall’inglese sono quindi caratterizzati da una lentezza e da uno sviluppo, come ho già detto, superficiale della trama, mentre il terzo atto, forse il più imperfetto, si concentra sulla vera e propria resistenza/ribellione del popolo che supporta l’idea dell’umanità robotica, scagliando il film in una spirale di azione forse troppo “americana”. Le esplosioni sono tantissime e non mancano i cliché, lasciando quindi un sapore leggermente amaro anche ai pochi elogiatori della pellicola.

Inoltre, una problematica che anche uno spettatore meno avvezzo all’analisi cinematografica può notare è la presenza estremamente invasiva di Deus Ex Machina, personaggi risolutori che entrano in scena all’ultimo momento e salvano la situazione: troppi momenti raggiungono il loro climax e vengono poi spenti da queste entrate in scena.

Considerazioni:

Lasciando da parte la questione della sceneggiatura, come si difende visivamente e tecnicamente il blockbuster di Edwards? In poche parole, divinamente. Il gigantismo delle strutture del futuro recentemente immaginato dall’autore è spiazzante e non può che lasciare senza parole.

Anche se ho criticato le esplosioni centrali, sono di una maestosità disarmante, grazie anche alla ricreazione di esse tramite l’utilizzo dei filmati del disastro nel porto di Beirut del 4 agosto 2020: nel finale del film si riconosce uno di questi momenti, e questo elemento che dalla realtà entra pesantemente nel cinema lascia senza fiato.

Oltre a ciò, il retrofuturismo che incornicia alcune delle tecnologie a schermo (vedi la televisione e la radio) viene direttamente importato da Rogue One e, se non fosse per l’estremo contrasto con l’avanzatissima tecnologia raccontata, sarebbe perfetto per il mondo cyberpunk che vediamo per tutti i 135 minuti.

Ma nonostante ciò, il film di Gareth Edwards ha una grandissima anima, figlia di un regista che viene troppo poco considerato, ma che rientra in quella categoria di autori della nuova generazione che usa un’estetica curatissima per raccontare ciò che vuole nel suo stile, come in Rogue One, in cui la lacrima diventa la corona di una storia semplicissima ma eccezionalmente ben confezionata: ecco, The Creator è forse, come ho già accennato, imperfetto, ma pregnante di amore per la propria storia, e ciò è quello che rende un autore tale.

Per altre recensioni e articoli a tema Serie TV e Film vi ricordiamo di seguire la pagina di Xeud.

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