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Sciopero a Hollywood: si fermano anche gli attori

root • 14 Luglio 2023

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Hollywood si ferma. Il cast di Oppenheimer ha lasciato la première londinese per unirsi allo sciopero. Dopo gli sceneggiatori è l’ora degli attori che hanno deciso di unirsi alla protesta dei colleghi scrittori.

Dopo settimane di trattative tra il sindacato degli attori (SAG-AFTRA) e i rappresentanti degli Studios (AMPTP) non si è raggiunto alcun tipo di accordo riguardo la negoziazione dei contratti per gli aumenti salariali, il ricalcolo dei diritti d’immagine e le tutele sull’uso dell’Intelligenza Artificiale. Il SAG-AFTRA ha deciso, perciò, di unirsi allo sciopero degli sceneggiatori iniziato i primi giorni di maggio per le stesse richieste. Correva l’anno 1960 quando le due categorie incrociarono le braccia in uno sciopero congiunto. Oggi come ieri Hollywood è paralizzata da una guerra intestina.

Un muro contro muro che non da segni di cedimento. Così sembra dalle parole rilasciate in conferenza stampa dalla presidente del sindacato attori, Fran Drescher:

SAG-AFTRA ha negoziato in buona fede ed era ansioso di raggiungere un accordo che affrontava sufficientemente le esigenze degli artisti, ma le risposte dell’AMPTP alle proposte più importanti del sindacato sono state offensive e irrispettose per i nostri enormi contributi a questo settore. Le aziende hanno rifiutato di impegnarsi in modo significativo su alcuni argomenti e su altri ci hanno completamente murati. Fino a quando non negoziano in buona fede, non possiamo iniziare a raggiungere un accordo.

Parole dure da parte della protagonista della sit-com La Tata, che alcuni ricorderanno andata in onda dal 1995 al 2000 su Italia 1.

La risposta degli Studios non si è fatta attendere respingendo tutte le accuse, incolpando il sindacato stesso di essere stato intransigente, rifiutando qualsiasi tipo di compromesso:

Siamo profondamente delusi dal fatto che SAG-AFTRA ha deciso di abbandonare i negoziati. Invece di continuare a negoziare, SAG-AFTRA ci ha messo su un percorso che approfondirà le difficoltà finanziarie per migliaia di persone che dipendono dal settore per i loro mezzi di sussistenza.

Parole durissime arrivano direttamente da Bob Iger, CEO di Disney, che in un intervista rilasciata alla CNBC si è scagliato contro gli sceneggiatori e attori a suo avviso: “Dopo tutte le sfide che stiamo affrontando, della ripresa dalla COVID che è ancora in corso, questo è il momento peggiore del mondo per aggravare la situazione”.

La SAG-AFTRA rappresenta oltre 160 mila attori ed è a loro che si rivolge il comunicato del sindacato riportato su Variety in cui vengono esposti gli obiettivi della protesta:

Come sapete, negli ultimi dieci anni, la vostra compensazione è stata gravemente erosa dall’ascesa dell’ecosistema in streaming. Inoltre, l’intelligenza artificiale rappresenta una minaccia esistenziale per le professioni creative e tutti gli attori e gli attori meritano un linguaggio contrattuale che li protegge dall’avere la loro identità e talento sfruttati senza consenso e retribuzione. Nonostante la dedizione del nostro team alla difesa per tuo conto, l’AMPTP ha rifiutato di riconoscere che enormi cambiamenti nel settore e nell’economia hanno avuto un impatto dannoso su coloro che svolgono lavoro per gli studi.

Come si può notare leggendo un altro articolo scritto da noi di Xeud in occasione dell’inizio dello sciopero degli sceneggiatori, le richieste dei due sindacati sono molto simili: un diverso sistema di calcolo dei diritti d’autore che tenga conto della distribuzione dei prodotti nel contesto mediatico dei servizi di streaming (che non si basano più sulle repliche) e regole più chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale, che comprendono oltre a una serie di limitazioni anche una forma di pagamento agli attori qualora le loro fattezze vengano riprodotte digitalmente (se ti è venuto in mente il primo episodio della nuova stagione di Black Mirror hai capito esattamente di cosa stiamo parlando).

Prima dell’avvento delle piattaforme di streaming (Netflix e Prime Video su tutte) il sistema di calcolo sui diritti d’autore si basava sulle percentuali che spettavano agli aventi diritto ogni volta che un serie o un film venivano acquistati da un canale per una replica. Le piattaforme però hanno annullato tutto ciò rendendo il prodotto sempre disponibile alla visione ed eliminando il concetto di replica.

Il sindacato per risolvere la questione ha proposto agli Studios di basarsi sul successo delle singole produzioni. Fino ad ora il diritto d’autore basato sulle repliche è stato il sostentamento principale di tutti quegli attori e sceneggiatori che con una singola produzione di successo potevano costruire un’intera carriera, o quanto meno riuscire ad arrivare a fine mese. Adesso però le cose sono cambiate e i numeri parlano chiaro: le percentuali annue sono di poco sopra lo zero. Una situazione insostenibile per i lavoratori di un settore già in crisi da diversi anni.

La luce alla fine del tunnel sembra ancora lontana, ma le conseguenze sul breve periodo già si fanno sentire. Il cast di Oppenheimer, appena è arrivata la notizia dello sciopero, ha lasciato Londra dove si stava svolgendo la première dell’ultimo film di Cristopher Nolan. Anche l’attesissimo Barbie ha dovuto fare i conti con la protesta in atto, anticipando di molte ore la prima del film, per scongiurare quanto successo con la pellicola sul fisico statunitense.

Il blocco promozionale non preoccupa solo le produzioni ma anche gli organizzatori dei festival, in particolar modo la Mostra del cinema di Venezia, che si svolge i primi giorni di settembre, dovrà fare i conti con l’assenza delle star Hollywoodiane, arrivando al ritiro dei film stessi.

Anche la cerimonia degli Emmy, prevista anch’essa per settembre, subirà ripercussioni se lo sciopero non terminerà in tempo. Gli organizzatori hanno molti dubi sulla realizzazione dell’evento se nessuno potrà scrivere i discorsi, ma ancora peggio sarà se gli attori si rifiuteranno di ritirare i premi.

Eric Kripke, creatore della serie di successo The Boys, in un post su Twitter, ha dichiarato che non autorizzerà la distribuzione della quarta stagione finché lo sciopero non sarà terminato, esortando i suoi fan a fare pressione sugli Studios.

Se lo sciopero degli sceneggiatori aveva rallentato le riprese di molti film con il sostegno degli attori le riprese dovranno fermarsi del tutto provocando ritardi sull’uscita di molti prodotti cinematografici, tra cui i film della Marvel del 2025 già spostati al 2026 e quelli del 2026 scaleranno al 2027. Non ci sono solo brutte notizie, infatti, le riprese della seconda stagione de Gli anelli del potere sono finite giusto in tempo prima che venisse indetto lo sciopero, ma, nonostante ciò, senza gli attori a promuovere il progetto sarà difficile riuscire a vederla nei tempi preannunciati. Uguale è stato per Back to Black, il biopic sulla vita di Amy Whinehouse prematuramente scomparsa, e per il quarto capitolo di Bad Boys, che sono riusciti entrambi a terminare in tempo i lavori.

Nonostante si prospetti all’orizzonte una paralisi totale del mercato gli Studios non sembrano voler cedere di un centimetro.

Secondo quanto riportato da Deadline, grazie ad una fonte anonima all’interno di una casa di produzione, la strategia dell’AMPTP (rappresentante di Universal, Warner, Disney, Paramount, Sony ma anche Netflix e Prime Video) è quella di rifiutare ad oltranza le richieste degli sceneggiatori e attori, così da giocare sul lungo periodo, almeno “fino a quando i membri del sindacato inizieranno a perdere i loro appartamenti e le loro case”. Gli Studios, insomma si sentono di avere il coltello dalla parte del manico, in special modo se consideriamo il sempre più elevato costo della vita in una città come Los Angeles.

Un barlume di speranza per una risoluzione favorevole agli artisti non si è, però, ancora spento. The Ankler riporta un’indiscrezione secondo la quale esisterebbe una divisione all’interno dell’AMPTP, tra i Legacy Studios (così vengono chiamati Warner, Disney, Universal, Sony e Paramount) e le piattaforme streaming (Netflix e Prime Video). I vari investitori si stanno indirizzando verso le piattaforme, secondo loro, maggiormente in grado di gestire la paralisi del settore, grazie ai milioni di prodotti disponibili sui loro cataloghi.

Secondo molti analisti la soluzione allo sciopero verrà proprio dai Legacy Studios che vedendo ridotti loro introiti decideranno di trattare a favore di una risoluzione che metta d’accordo tutti.

Riusciranno le proteste a terminare con l’estate o ci si prospetta un inverno cinematografico bloccato dallo sciopero?

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