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Rotten Tomatoes e il “marcio” della critica cinematografica 

root • 15 Settembre 2023

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Come il potere del Tomatometer incide sul mercato del cinema e decide vita e morte delle pellicole.

Non serve essere cineasti per conoscere Rotten Tomatoes

Nato nel 1998, il famosissimo sito di recensioni si impegna a dare una percentuale in base a tre fattori:

Il voto dei critici, dei critici top e quello del pubblico di massa.

Sostanzialmente per ottenere un giudizio complessivamente positivo la pellicola deve ricevere una valutazione positiva da parte di almeno il 60% dei votanti.

In questo caso sarà catalogato come “fresh”, altrimenti come “rotten”.

Inoltre le votazioni dei critici e del pubblico sono indipendenti:

Il giudizio della critica può risultare negativo ma essere comunque di gradimento per il pubblico o viceversa.

Il nome stesso del sito è un riferimento cinematografico, facendo riferimento ai pomodori marci che si tiravano agli attori a seguito di una cattiva performance. 

Fin qui tutto bellissimo. 

Se non fosse che, al giorno d’oggi, Rotten Tomatoes si ritrova per le mani l’immenso (e ingiusto?) potere di demolire o portare alle stelle un prodotto, semplicemente grazie a un numero. 

E il Cinema, per quanto si possa considerare una “fabbrica di sogni”, rimane pur sempre un’industria. 

Risulta quindi ovvio come si sia venuta a creare una dinamica secondo la quale le case di produzione e le aziende pubblicitarie si trovino a ingaggiare critici e autori autopubblicati per rialzare il loro punteggio sul sito.

Mi spiego meglio: 

Nel 2018, una società di pubblicità cinematografica chiamata Bunker 15 ha intrapreso un nuovo progetto: Ophelia, una rielaborazione femminista di Amleto con Daisy Ridley nel ruolo principale.

I critici che avevano visto il film in anteprima, avevano pubblicato 13 recensioni, sette delle quali negative.

Questo si è tradotto in un punteggio del 46 % sul sito di Rotten Tomatoes, un risultato abbastanza deludente.

Bunker15 quindi ha reclutato diversi autori facendo pressione affinché le loro recensioni risultassero positive.

Il risultato? 

Nel 2019 Ophelia è salita al 62%, passando da “marcio” a “fresco”.

Il fondatore di Bunker 15, Daniel Harlow, non è d’accordo con l’idea che la sua azienda acquisti recensioni per influenzare Rotten Tomatoes: 

“Abbiamo migliaia di scrittori nella nostra lista di distribuzione. Una piccola minoranza ha istituito un sistema specifico in cui i registi possono sponsorizzare o pagare per avere una recensione di un film”. 

Di base, Il “Tomatometer” potrebbe essere la metrica più importante nell’intrattenimento, ma è anche erratico, riduttivo e facilmente manipolabile.

Multi registi si sono espressi in merito:

Il regista Paul Schrader ha detto 

“Ma il sistema è rotto. Il pubblico è meno preparato. Le persone normali non leggono le recensioni come una volta. Rotten Tomatoes è qualcosa che gli studi possono manipolare. Quindi lo fanno.”

In un’intervista recente, Quentin Tarantino, il cui prossimo film è chiamato proprio The Movie Critic, ha ammesso di non leggere più il lavoro dei critici.

“Questo è probabilmente perché Rotten Tomatoes ci ha resi insensibili alle opinioni dei singoli critici. Un tempo, Gene Siskel e Roger Ebert trasformavano il documentario “Hoop Dreams” in un fenomeno usando solo i loro pollici. Ma il potere critico come quello è stato sostituito dalla voce collettiva delle masse. Un terzo degli adulti americani dice che controlla Rotten Tomatoes prima di andare al cinema, e mentre gli annunci cinematografici solitamente vantavano le citazioni di Jeffrey Lyons e Peter Travers, ora sono più inclini a vantare il fatto che un film sia stato “Certified Fresh”.

Per i cineasti in tutto lo spettro dei gusti, Rotten Tomatoes è una piaga. 

Martin Scorsese sostiene che riduca il regista a

“un produttore di contenuti e lo spettatore a un consumatore poco avventuroso”. Brett Ratner l’ha chiamato “la distruzione della nostra industria”. 

Gli addetti ai lavori riconoscono che è diventato un arbitro cruciale. 

I pubblicitari dicono che il loro lavoro ruota intorno al sito.

Gli studi sono così spaventati da ciò che il Tomatometer potrebbe dire, che alcuni collaborano con una società chiamata Screen Engine/ASI, che cerca di prevedere i punteggi. 

Ma parliamoci chiaro… non è che la matematica di RT sia poi cosi obiettiva.

I punteggi vengono calcolati classificando ciascuna recensione come positiva o negativa e poi dividendo il numero di recensioni positive per il totale. 

Questa è l’intera formula. 

Ogni recensione ha lo stesso peso, che essa sia pubblicata su un grande giornale o su un blog con una dozzina di abbonati.

Se una recensione è ambivalente, pazienza. 

Non c’è neanche una valutazione dell’entusiasmo, nessun tentativo di distinguere tra recensioni estremamente positive (o negative) e quelle leggermente tali. 

Questo significa che un film può ottenere un perfetto 100 con voti appena sufficienti.

Un altro grande problema – e dove spesso inizia l’inganno – è che i punteggi di Rotten Tomatoes vengono pubblicati dopo che un film ha ricevuto solo una manciata di recensioni.

A volte vediamo già la percentuale anche solo con cinque votazioni, anche se spesso sono un campione poco rappresentativo. 

Ma gli studi lo vedono come un vantaggio, poiché, con un po’ di impegno, possono talvolta ingannare le persone facendo loro credere che un film sia migliore di quanto non sia.

Funziona in questo modo: 

Quando uno studio sta preparando il lancio di un nuovo titolo, proietta il film in anteprima per i critici.

Verranno di conseguenza invitati gli scrittori che si ritengono risponderanno in maniera positiva.

In modo tale il punteggio iniziale su Rotten Tomatoes sarà il più alto possibile. 

In questo modo si trarrà il massimo beneficio dal passaparola e dalla prevendita dei biglietti. 

Un altro esempio eclatante è stato Ant Man and the Wasp: Quantumania.

A febbraio il punteggio sul sito è stato lanciato al 79% basandosi, come abbiamo detto, sul primissimo gruppo di recensioni. 

Giorni dopo, quando avevano pesato di più altre recensioni, il punteggio è sceso sotto il 40%.

Quantumania ha avuto il miglior weekend di apertura di qualunque film della serie Ant-Man, con 106 milioni di dollari. 

Tuttavia, con la sua bassa qualità più stabilmente riconosciuta, gli incassi del film sono scesi del 69%, il calo più ripido nella storia di Marvel.

La fretta di Rotten Tomatoes nel calcolare i punteggi ha reso praticamente necessario l’inganno.

Altro esempio esplicativo: 

Disney ha tenuto la prima proiezione di Indiana Jones e il Dio del Destino a Cannes, il festival cinematografico più “snob” del mondo.

Il film ne è uscito con le prime 12 recensioni con un punteggio iniziale del 33%. 

Il Dio del Destino è stato un flop al botteghino, anche se i critici amichevoli alla fine hanno portato il punteggio al 69%.

Tutto questo perchè, averlo sul sito per mesi con un punteggio cosi basso, ha ucciso senza rimedio il successo della pellicola. 

Per i film più piccoli invece, è più comune la situazione opposta nei festival cinematografici.

Capita spesso però che un film esca da un festival con un punteggio di Rotten Tomatoes superiore al 90 e poi, quando arriva sul mercato, scenda al 60%.

Al Festival del Cinema di Venezia lo scorso settembre, i critici hanno elogiato The Whale con Brendan Fraser e la biopic su Marilyn Monroe di Netflix, Blonde, portando i punteggi Tomatometer di questi due film all’84 e all’86%.

In seguito, di nuovo sulla terraferma, il pubblico ha abbassato questi punteggi al 64 e al 42. 

Da quando nel 2016 il sito è stato acquistato da Fandango, il sistema di valutazione ha subito svariate evoluzioni. 

All’inizio ad esempio, per valutare un film insieme ai critici, bisognava verificare che l’utente avesse effettivamente acquistato il biglietto.

Meglio ancora se da Fandango…ovviamente.

Un cambiamento più grande è arrivato nel 2018 quando Rotten Tomatoes ha allentato le restrizioni su chi potesse essere incluso nell’indice delle recensioni. 

Ora, sono stati ammessi più critici freelance e autori di recensioni cinematografiche su YouTube o podcast.

Persino la composizione dei critici ha subito un cambiamento negli anni. 

A seguito di numerose polemiche, sono stati aggiunti 1000 nuovi scrittori facenti parte di svariate minoranze (nonostante si possa comunque obiettare che 500 donne su 3500 scrittori non sia poi una cambiamento cosi significativo).

Tuttavia, nonostante la volontà di inclusione e democrazia, questo cambiamento rende i punteggi su RT ancora meno affidabili. 

Ora chiunque scriva per una pubblicazione riconosciuta dal sito risulta idoneo.

C’è un motivo per cui il New York Times ha rifiutato di partecipare a Rotten Tomatoes in passato: nessuno vuole essere associato a un sito che fa sembrare il proprio lavoro più debole.

Inoltre, non sono mancate le rivolte dei fan, che hanno minacciato dei boicottaggi attraverso le recensioni sul sito. 

Questo rimane effettivamente un pericolo reale. 

Sebbene questo episodio avrebbe potuto far cambiare idea a Rotten Tomatoes sulla necessità di accettare recensioni da chiunque scriva, così non è stato.

Oggi, il sito riconosce centinaia di recensioni di ogni film da qualsiasi critico e quasi tutti gli utenti. 

E se le loro recensioni risultano pregiudizievoli o frivole, che importa?

Sembrerebbe quindi che tutto ciò che conta per Rotten Tomatoes sia essere sempre più grande…

Sia che si tratti di accettare recensioni da chiunque abbia accesso a un sito web o di aumentare il punteggio di un film di qualche punto percentuale o di attirare più critici.

Purtroppo questo procedimento comporta un conseguente abbassamento degli standard dei critici, che pur di essere ammessi nell’elenco del Tomatometer ridimensionano i loro scritti. 

Ovviamente, tutto ciò danneggia l’industria, i suoi clienti, i cineasti e il pubblico stesso. 

I punteggi di Rotten Tomatoes risultano ingannevoli, manipolando il pubblico con opinioni non reali e oneste. 

I veri colpevoli sono però gli studios e i pubblicitari. Fare accordi per le anteprime in modo tale da aumentare il punteggio iniziale ha permesso al sito di avere un potere enorme, troppo incisivo. 

Si dovrebbe, per quanto utopistico o anticapitalistico possa sembrare, cercare di ignorare il più possibile il metro di giudizio di Rotten Tomatoes.

I cineasti dovrebbero concentrarsi sulle loro creazioni di opere d’arte e sperare che le recensioni (positive o negative che siano) riflettano effettivamente e accuratamente il loro lavoro. 

I critici dovrebbero poter produrre un’opinione più onesta possibile, non preoccupandosi troppo dei punteggi.

Il pubblico dovrebbe non prendere troppo sul serio quella percentuale e farsi trascinare dall’istinto e dalla passione di poter semplicemente andare al cinema. 

Si potrebbe scoprire con sorpresa quanto il giudizio personale risulti molto diverso da quello di critica o del grande pubblico.

E in fondo è proprio questo il bello del cinema. 

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