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Riflessioni sullo Schermo - 5 film sul suicidio

Giulia De Filippi • 22 Marzo 2024

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Il cinema, come forma d'arte e strumento di esplorazione dell'umano, si è sempre distinto per la sua capacità di affrontare temi complessi e controversi. Tra questi, il suicidio emerge come un argomento toccante e talvolta scomodo, affrontato con varie sfumature di sensibilità e profondità.

Nelle sue molteplici rappresentazioni, il suicidio sul grande schermo si manifesta come un riflesso della disperazione umana, una ricerca di significato, una ribellione silenziosa contro le ingiustizie o, talvolta, una scelta estrema.

In questo contesto, il mio articolo si propone di esplorare il tema del suicidio nel cinema attraverso un'esaminazione critica di una varietà di film; ci immergeremo nelle profondità dell'esperienza umana, esplorando il motivo per cui il cinema continua a essere un terreno fertile per l'esplorazione di questo tema così delicato.

La diversità delle rappresentazioni del suicidio nel cinema offre uno sguardo ricco e complesso sulla vastità dell'esperienza umana. Nel vasto panorama cinematografico, possiamo trovare una varietà di esempi di suicidio, sia diretti che indiretti, che esplorano i molteplici modi in cui questo tema può influenzare i protagonisti e coloro che li circondano.

Alcuni film offrono rappresentazioni dirette del suicidio, in cui i personaggi compiono atti estremi che pongono fine alle proprie vite. Questi momenti crudi e spesso sconvolgenti ci costringono a confrontarci con la realtà della disperazione umana e le sue conseguenze più oscure. Al contrario, ci sono film in cui il suicidio è rappresentato in modo indiretto, attraverso le conseguenze emotive e psicologiche che esso lascia sulle vite dei protagonisti e delle loro famiglie. Queste opere ci invitano a riflettere sul dolore e sulla complessità dell'esperienza di coloro che sono stati toccati dal suicidio, esplorando i sentimenti di colpa, perdita e disperazione che ne derivano.

In questo articolo approfondiremo alcuni esempi cinematogrici in cui il tema del suicidio è centrale per lo svolgimento della trama o ha effetti determinanti sulla vita dei protagonisti. 

IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE di Sofia Coppola, 1999

"Il Giardino delle Vergini Suicide", diretto da Sofia Coppola e basato sul romanzo omonimo di Jeffrey Eugenides, è un film che esplora in modo delicato ma profondo il tema del suicidio e il suo impatto su una famiglia e una comunità. La trama ruota attorno alla famiglia Lisbon, composta da i genitori e dalle cinque figlie adolescenti, e alla loro disperata lotta contro l'oppressione della loro rigida educazione e l'isolamento sociale. La voce narrante è quella di un gruppo di ragazzi del vicinato e compagni di scuola delle sorelle Lisbon, invaghiti delle giovani. Il suicidio, nel film, si presenta come una sorta di reazione estrema a un ambiente oppressivo e alienante. Dalla prima volta in cui una delle sorelle tenta il suicidio fino alla tragica fine delle altre, il film esplora il tema con una sensibilità unica.

La scena finale rimane una delle più intense tra i film che trattano questo tema, non solo per il colpo di scena ma per la regia quasi delicata che la Coppola riesce ad applicare a uno scenario simile. 

Il tema del suicidio in "Il giardino delle vergini suicide" non è solo un elemento della trama, ma un riflesso delle pressioni sociali, delle aspettative irrealistiche e dell'isolamento che molte persone, soprattutto i giovani, affrontano nella società. La storia della famiglia Lisbon e delle loro tragiche scelte ci invita a riflettere sulle conseguenze dell'oppressione e sulla necessità di compassione, comprensione e connessione umana.

RAGAZZE INTERROTTE di James Mangold, 1999

"Ragazze Interrotte", diretto da James Mangold e basato sul libro di memorie di Susanna Kaysen, è un film che affronta il tema del suicidio in modo profondo e toccante, esaminando le vite delle giovani donne ricoverate in un ospedale psichiatrico negli anni '60. La trama segue la vita di Susanna Kaysen (interpretata da Winona Ryder), una giovane donna che viene internata in un istituto psichiatrico dopo un tentativo di suicidio. Qui, incontra una serie di donne con problemi mentali e personalità complesse, tra cui la turbolenta Lisa (interpretata da Angelina Jolie), che esercita un'influenza significativa sul gruppo e la dolce e remissiva Daisy (Brittany Murphy). 

Il film esplora il tema del suicidio non solo attraverso gli atti stessi, ma anche attraverso le cause sottostanti e le sfide quotidiane che le protagoniste affrontano. La pressione sociale, la mancanza di comprensione e il pregiudizio nei confronti delle malattie mentali sono solo alcune delle tematiche affrontate nel film, che evidenziano l'importanza della sensibilizzazione e della compassione verso coloro che lottano con queste sfide. 

Gli eventi del film raggiungono il loro culmine proprio nella scena del suicidio di Daisy, inaspettata e intensa, che porterà finalmente a una svolta per la protagonista. La morte di un personaggio come quello di Daisy ha un impatto fortissimo sul percorso di recupero di Susanna, tanto quanto nello spettatore; la sua morte rappresenta un punto di svolta nel film, evidenziando la serietà delle conseguenze della malattia mentale e la necessità di una maggiore comprensione e sostegno per coloro che ne soffrono.

THE HOURS di Stephen Daldry, 2002

"The Hours", diretto da Stephen Daldry e basato sul romanzo di Michael Cunningham, è un film che esplora il tema del suicidio attraverso le storie di tre donne interconnesse in epoche diverse. La trama segue tre donne: Virginia Woolf (interpretata da Nicole Kidman) mentre scrive il suo romanzo "Mrs. Dalloway" negli anni '20, Laura Brown (interpretata da Julianne Moore) mentre legge il libro negli anni '50 e Clarissa Vaughan (interpretata da Meryl Streep) nella New York contemporanea, che è ispirata dal romanzo di Virginia. Queste tre storie si intrecciano, mostrando come le loro vite siano collegate dalla narrativa di "Mrs. Dalloway".

Il tema del suicidio permea il film in diverse forme. Virginia Woolf lotta con la sua salute mentale e considera il suicidio come una possibilità per fuggire dalla sua sofferenza. Nel film, vediamo la sua lotta interiore e le sue crisi emotive, culminanti nel suo tragico suicidio. Laura Brown, una casalinga disperata e insoddisfatta, riflette sulla possibilità del suicidio come una via per sfuggire alla sua vita infelice. Infine, Richard, il compagno di Clarissa, è un poeta malato terminale che decide di compiere il suicidio con un atto di auto-eliminazione assistita.

Il tema del suicidio in "The Hours" va oltre la semplice rappresentazione di un atto estremo, ma offre una riflessione profonda sulla ricerca di significato e di senso nella vita. Attraverso le esperienze delle tre donne, il film esplora la disperazione, l'alienazione e la lotta con la propria identità, offrendo un messaggio sociale potente sull'importanza di affrontare le sfide della vita con compassione, empatia e comprensione.

LE ALI DELLA LIBERTA' di Frank Darabont, 1994

"Le Ali della Libertà", diretto da Frank Darabont e basato sul racconto di Stephen King "Rita Hayworth and Shawshank Redemption", è un film che affronta il tema del suicidio in un contesto carcerario, esaminando la disperazione e la speranza nelle circostanze più estreme. La trama segue la storia di Andy Dufresne (interpretato da Tim Robbins), un banchiere condannato ingiustamente per l'omicidio della moglie e del suo amante. Mentre sconta la sua pena nella prigione di Shawshank, Andy si imbatte in una serie di personaggi e situazioni, tra cui la dolorosa realtà della vita dietro le sbarre.

Il tema del suicidio nel film è rappresentato principalmente attraverso il personaggio di Brooks Hatlen, un detenuto anziano che, dopo essere stato rilasciato sulla parola, si ritrova incapace di adattarsi alla vita al di fuori della prigione. Brooks, sentendosi isolato e senza scopo, decide di porre fine alla sua vita, lasciando una lettera commovente che riflette la sua disperazione e la sua incapacità di affrontare la realtà al di fuori delle mura di Shawshank.

La scena del suicidio di Brooks è un momento toccante e struggente che evidenzia il dramma umano e la disperazione che possono derivare dalle condizioni di vita in carcere. Il film offre così un messaggio sociale potente sulle gravi conseguenze dell'isolamento e della perdita di speranza nelle istituzioni carcerarie, invitando a una riflessione più ampia sul sistema penitenziario e sulla necessità di riforme volte a garantire il rispetto della dignità umana anche dietro le sbarre.

L'ATTIMO FUGGENTE di Peter Weir, 1989

 

"L'Attimo Fuggente", diretto da Peter Weir è un film di formazione, ormai cult, che affronta la storia di un insegnante non convenzionale e dei suoi studenti. La trama segue appunto, il professore di letteratura inglese John Keating (interpretato da Robin Williams) mentre cerca di ispirare e motivare i suoi studenti in un rigido istituto scolastico conservatore negli anni '50. Keating incoraggia i suoi ragazzi a pensare in modo indipendente, a esprimere se stessi e a vivere una vita autentica, incoraggiandoli a "cogliere l'attimo" e a carpire il significato più profondo della vita. 

Il tema del suicidio nel film emerge attraverso il personaggio di Neil Perry (interpretato da Robert Sean Leonard), uno studente brillante e sensibile che sogna di essere un attore, ma è costretto dai genitori a perseguire una carriera che lui non desidera. Incapace di sopportare la pressione e l'oppressione delle aspettative dei genitori, Neil prende una decisione tragica e si suicida.

La scena del suicidio di Neil è estremamente potente e sconvolgente, poiché mette in luce il conflitto tra le aspettative della società e il desiderio individuale di realizzazione e autenticità. Il suo gesto drammatico ha un impatto devastante sugli altri studenti, che sono costretti a confrontarsi con il senso di perdita, colpa e impotenza. Il tema del suicidio in "L'Attimo Fuggente" offre un messaggio sociale potente sull'importanza di incoraggiare l'autenticità, l'individualità e l'espressione personale, soprattutto tra i giovani. Il film mette in discussione il ruolo dell'istruzione e della società nel plasmare le aspirazioni e le identità dei giovani, evidenziando la necessità di promuovere un ambiente che favorisca la libertà di pensiero e l'autodeterminazione.

 

In conclusione, l'analisi del tema del suicidio nel cinema offre uno sguardo penetrante sulla complessità della condizione umana e solleva importanti interrogativi sul ruolo e la responsabilità dell'arte cinematografica nel trattare un argomento così delicato. Il cinema rappresenta il suicidio in una varietà di modi, offrendo sia visioni realistiche che simboliche di questo atto estremo. Tuttavia, mentre alcuni film affrontano il tema con sensibilità e profondità, altri rischiano di romanticizzarlo o banalizzarlo, senza considerare appieno le implicazioni emotive e sociali che ne derivano.

Ciò solleva domande cruciali: il cinema svolge un ruolo corretto nel rappresentare il suicidio? È etico utilizzare il suicidio come trama o dispositivo narrativo senza una riflessione approfondita sulle sue conseguenze? E come possiamo garantire che le rappresentazioni cinematografiche del suicidio siano rispettose, accurate e sensibili alla sofferenza delle persone coinvolte?

È essenziale che il cinema si avvicini al tema del suicidio con responsabilità e consapevolezza delle sue implicazioni. Le rappresentazioni del suicidio dovrebbero essere guidate dalla comprensione e dalla compassione, fornendo una riflessione profonda sulla disperazione umana e sulla necessità di sostegno e comprensione per coloro che lottano con la loro salute mentale.

Inoltre, il cinema può svolgere un ruolo positivo nel promuovere la consapevolezza e la prevenzione del suicidio, offrendo narrazioni che incoraggino la comprensione e il dialogo aperto su questo tema. Attraverso una rappresentazione responsabile e rispettosa, il cinema può contribuire a sfatare i miti e i pregiudizi associati al suicidio e a creare una maggiore comprensione e accettazione nei confronti della salute mentale. In definitiva, il modo in cui il cinema rappresenta il suicidio riflette il nostro atteggiamento e la nostra comprensione collettiva di questo tema delicato. È essenziale che il cinema adotti un approccio empatico e consapevole, utilizzando la sua potente piattaforma per promuovere la sensibilizzazione, la comprensione e la speranza per coloro che sono afflitti dalla disperazione e dal dolore.

 

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