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Copyright e AI art: la sentenza 2023 dice NO.

root • 22 Agosto 2023

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E’ ufficiale. La legge ancora dice di no ai diritti di copyright per le opere nate da Intelligenze Artificiali.

Siamo tutti a conoscenza dello sciopero indetto il 2 maggio 2023 dalla Writer Guild of America (WGA), ossia il sindacato degli sceneggiatori.

Una protesta cosi massiccia non si vedeva dalla stagione 2007-2008, quando Hollywood si bloccò per ben 100 giorni. 

Fra I motivi dello sciopero troviamo anche l’applicazione e il futuro dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del cinema. 

La Wga chiede che nei contratti venga inclusa una clausola che stabilisca che ogni sceneggiatore riconosciuto in una serie o in un film sia un essere umano, e che sceneggiature e le altre forme di “materiale letterario” non possano essere scritti da ChatGpt o da sistemi simili.

Analizziamo la situazione: 

Anche se la tecnologia sta avanzando rapidamente, è probabile che ci vogliano anni prima che questi generatori possano, per esempio, realizzare un intero cortometraggio sulla base di alcuni suggerimenti, sempre che si arrivi a quel punto. 

Tuttavia, il potenziale dell’intelligenza artificiale nell’intrattenimento è enorme.

“Come Netflix ha sconvolto il modo e il luogo in cui guardiamo i contenuti, credo che l’Ai avrà un impatto ancora maggiore sulla creazione stessa dei contenuti”

spiega Sinead Bovell, futurista e fondatrice della società di formazione tecnologica Waye.

L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) nelle sceneggiature dei film e nel mercato di Hollywood rappresenta una svolta epocale nell’industria cinematografica. 

Parlando chiaramente, questo fenomeno ha il potenziale per trasformare radicalmente la produzione cinematografica, sia dal punto di vista creativo che commerciale. 

Tuttavia, porta con sé una serie di sfide e riflessioni importanti.

Fattore umano

A rigor di logica, è improbabile che la nuova tecnologia escluda l’uomo dal processo cinematografico

Innanzitutto, l’AI ha il potenziale per diventare uno strumento creativo potente per gli sceneggiatori e i registi. 

Gli algoritmi di generazione di testo avanzati possono essere utilizzati per sviluppare idee per trame, dialoghi e personaggi. 

Questo può accelerare il processo di scrittura e fornire ispirazione a coloro che lavorano nell’industria cinematografica. 

Tuttavia, c’è un dibattito in corso su quanto l’AI possa davvero essere creativa. 

La creatività umana è spesso basata su esperienze, emozioni e intuizioni che possono essere difficili da replicare attraverso algoritmi. 

Pertanto, c’è il rischio che l’AI possa generare sceneggiature che mancano di originalità e profondità emotiva.

Se i film perdessero il loro tocco umano, la “magia del cinema” potrebbe svanire, sostiene Nikola Todorovic, cofondatore di Wonder Dynamics: 

Che senso hanno i film se non c’è nessun essere umano a realizzarli?

Il dibattito sul copyright

Il dibattito sul copyright nell’arte generata dall’AI è un terreno controverso.

Tradizionalmente, il copyright è stato applicato a opere creative prodotte da esseri umani, ma l’AI solleva sfide uniche. 

Dall’altra parte, è importante considerare che l’AI è, in ultima analisi, uno strumento nelle mani degli umani e che le direttive per la sua creatività provengono dai programmatori e dagli operatori umani. 

L’AI come strumento

L’AI è un insieme di algoritmi e dati, e l’arte generata da essa è il risultato di input umani, addestramento e supervisione. Gli algoritmi stessi non sono autonomi né creativi come gli artisti umani. 

Pertanto, alcuni argomentano che il copyright dovrebbe ancora applicarsi alla creatività generata da queste macchine, poiché sono solo un’estensione degli artisti umani.

Mancanza di personalità e originalità

Molti sostengono che l’AI manca di personalità e originalità genuina. La creatività umana è spesso basata su emozioni, esperienze e intuizioni uniche, mentre l’IA opera principalmente attraverso l’elaborazione di dati esistenti. 

Di conseguenza, alcuni considerano l’arte generata dall’AI come una forma di “remissione” o “imitazione” piuttosto che come creazione originale, il che solleva dubbi sul suo diritto al copyright.

E qui arriviamo al punto. 

La sentenza

L’arte prodotta dall’intelligenza artificiale senza esseri umani non può essere protetta da copyright, afferma un giudice statunitense, sostenendo il Copyright Office.

La legge sul copyright “non si è mai estesa finora” per “proteggere le opere generate da nuove forme di tecnologia che operano senza alcuna guida umana”, ha dichiarato il giudice distrettuale degli Stati Uniti Beryl Howell.

“La paternità umana è un requisito fondamentale”.

La spinta per la protezione delle opere create dall’intelligenza artificiale è stata guidata da Stephen Thaler, amministratore delegato della società di reti neurali Imagination Engines.

Il Copyright Office ha negato la domanda sulla base del fatto che “il nesso tra la mente umana e l’espressione creativa è un elemento cruciale”.

Thaler sostiene che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere riconosciuta “come un autore, laddove  soddisfi i criteri di paternità”, come qualsiasi proprietà che spetta al proprietario della macchina.

Sostanzialmente, la questione presentata nella causa era se un’opera generata esclusivamente da un computer rientri nella protezione della legge sul diritto d’autore.

“In assenza di qualsiasi coinvolgimento umano nella creazione dell’opera, la risposta chiara e diretta è quella data dal Registro: No”

ha scritto il giudice Howell. 

La legge sul copyright degli Stati Uniti, ha sottolineato, “protegge solo le opere della creazione umana” tuttavia è progettata per adattarsi ai tempi. 

C’è stata, infatti, una comprensione coerente per cui la creatività umana è:

“Al centro della tutela del diritto d’autore, anche se quella creatività umana è incanalata attraverso nuovi strumenti o nuovi media”

ha affermato la sentenza.

Vari tribunali sono giunti alla stessa conclusione.

I giudici si riferivano esclusivamente a tali autori come umani, descrivendoli come una classe di “persone” e un diritto d’autore come “diritto di un uomo alla produzione del proprio genio o intelletto”.

In sintesi, il dibattito sul copyright per l’arte generata dall’AI è una sfida complessa che richiederà una riflessione accurata.

È essenziale considerare gli aspetti tecnici, etici e legali di questo argomento in evoluzione. Mentre l’AI continua a influenzare l’industria artistica, è probabile che le leggi sul copyright debbano adattarsi per affrontare questa nuova frontiera creativa.

La chiave sarà trovare un equilibrio tra la protezione degli artisti umani e la promozione dell’innovazione nell’era dell’AI.

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