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I film e le serie che stanno pagando lo sciopero degli sceneggiatori

root • 26 Maggio 2023

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Sono passati 24 giorni dal 2 maggio 2023, data in cui gli sceneggiatori di Hollywood hanno messo un punto alle loro opere e ancora non è cambiato nulla. La mobilitazione indetta dalla Writer Guild of America (W.G.A.), il sindacato degli sceneggiatori più grande degli Stati Uniti, ha preso il via al termine delle fallimentari trattative con l’AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), rappresentate di alcune delle più grandi case di produzione, tra cui Netflix, Disney, Amazon, Paramount e molte altre.

I film e serie Tv che stanno subendo ritardi si moltiplicano sempre di più a causa dello sciopero in corso. Ciò è avvenuto per esempio con Deadpool 3 che come riportato da ComicBook, ha sospeso le riprese dopo qualche giorno. La decisione nasce perché la WGA ha vietato all’attore protagonista Ryan Reynolds (tra gli sceneggiatori del film) di apportare qualsiasi tipo di modifica al copione: questo comporta che non può improvvisare alcun tipo di battuta, condizione che, invece, aveva fatto la fortuna dei capitoli precedenti. Altri progetti Marvel che ne hanno subito lo stesso destino sono stati Thunderbolts, Blade e la serie su Wonder Man, a cui vanno aggiunti la serie tv su Blade Runner, la terza stagione di Euphoria, la serie tv della DC The Penguin e la quinta stagione di Stranger Things.

Non sono mancate le parole di sostegno da parte di attori e registi. James Cromwell, famoso per la sua partecipazione a vari film e serie Tv, tra cui ricordiamo Il miglio verde e la seconda stagione di American Horror Story, in un tweet ha voluto offrire il suo appoggio alla causa degli sceneggiatori: “Inizia tutto con le parole. Niente accade senza di loro”. Continuando che: “In questa epoca di avidità e divisioni sindacali, il management sembra avere tutte le carte in regola. Tranne i più importanti: Unità, Solidarietà, Fraternità. Tutti noi vinciamo quando vincono gli scrittori. E vinceremo. Unione! Sciopero!”

Anche Judd Apatow (regista di 40 anni vergine) si è espresso sulla situazione delicata con un’intervista a Variety in cui dichiara che secondo lui gli Studios non “siano interessati a trovare una soluzione”.

Le motivazioni sono da ricercare nel cambiamento che l’industria cinematografica e televisiva subisce da anni. Gli autori di film e serie Tv chiedono agli Studios la rinegoziazione dei contratti con cui vengono assunti gli sceneggiatori, sottolineando l’esigenza di riconoscere che l’avvento delle nuove piattaforme streaming ha trasformato, come sappiamo, la fruizione delle opere audio-visive. Prima di questo mutamento, i guadagni degli sceneggiatori erano garantiti da una parte dalla commissione per la scrittura, e dall’altra dai residuals, cioè i ricavi derivanti dalle repliche trasmesse dalle varie emittenti televisive. Oggi però l’introito generato dai residuals è ridotto ad un minimo storico, perché all’interno delle piattaforme streaming non esistono repliche, ma al contrario la produzione viene caricata e li rimane disponibile fino a che non viene rimossa. Eliminati i guadagni sulle repliche, agli sceneggiatori rimarrebbero solo quelli derivati dalla scrittura del singolo episodio o del film, creando, secondo le dichiarazioni della WGA, un sistema basato sul lavoro a chiamata, che costringerebbe gli autori ad accettare più lavori insieme, con il rischio di svalutare la qualità del prodotto stesso, aumentando il precariato all’interno del settore. Un altro punto fondamentale di questa battaglia su cui il sindacato sta premendo è la questione, molto attuale non solo nel campo televisivo e cinematografico, delle intelligenze artificiali, che potrebbe andare a minare il lavoro stesso dello sceneggiatore. La paura, in questo caso, è che in un futuro non troppo lontano agli sceneggiatori sarà richiesta esclusivamente l’idea di una storia per poi lasciare il resto nelle mani artificiali dell’IA.

E gli Studios a riguardo cosa dicono? Il muro alzato dalle case di produzioni non sembra voler cedere anche di fronte alla paralisi totale del settore. Certamente dalla loro hanno moltissime sceneggiature già scritte durante il periodo di quarantena, in cui non si potevano girare i film ma si poteva scriverli. D’altronde, però, gli Studios tradizionali (come Disney, Warner, Universal…) si trovano immersi in una crisi profonda dovuta ai debiti per la creazione delle loro personali piattaforme streaming ai quali si aggiungono i mancati incassi dovuti al Covid. Nessuno sa come si evolverà la situazione. Al contrario di scioperi già avvenuti in anni passati, i produttori questa volta si sentono forti da una parte delle sceneggiature accumulate che possono essere distribuite in qualsiasi momento, e dall’altra, specialmente per quanto riguarda le piattaforme streaming, sulla produzione estera, che è diventata un’attività sempre più importante, grazie alla quale poter rinunciare per un periodo alle sceneggiature hollywoodiane. 

Con la speranza che la situazione si risolva nel miglior modo possibile, chiedo a voi se siete dalla parte degli sceneggiatori o dalla parte degli Studios?

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