È innegabile come negli ultimi tre anni la piattaforma streaming che più si è inserita nella eterna battaglia tra Prime Video e Netflix è Disney+, di ovvia proprietà del colosso del topolino. Grazie a diverse acquisizioni, quali Star e National Geographic per esempio, il catalogo prima molto scarno, formato solamente dai prodotti appunto della società californiana, si è pian piano esteso, fornendo un’ampia scelta di titoli anche adulti.
Ciò che ho appena descritto riguarda però solamente il primo anno e mezzo di attività, nel quale l’utenza era alle stelle (anche dovuta al lockdown globale): negli ultimi tempi però il numero degli abbonati è calato drasticamente, dovuto all’esatto opposto, ovvero la povertà di contenuti proposti. Infatti se inizialmente gli originals e le esclusive sembravano il punto forte (vedi l’acquisizione dei diritti in esclusiva per la messa in onda dell’ultima stagione di The Walking Dead), velocemente il topolino non ha soddisfatto la sete di nuove storie del pubblico, e questo ha risposto con la rescissione del già salato abbonamento.
