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Cinema in Piazza: Into the wild

root • 7 Luglio 2023

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È tornato anche quest’anno il Cinema in Piazza organizzato da i ragazzi e le ragazze della fondazione Piccolo America.

Il progetto

Da qualche anno a Roma c’è un progetto pensato e organizzato da un gruppo di ragazzi e ragazze che, appassionati di cinema, danno la possibilità di recuperare i grandi capolavori della settima arte in alcune delle location più suggestive della Capitale. Se a ciò aggiungiamo la possibilità di incontrare registi e attori che quei film li hanno creati, ci troviamo di fronte ad un tesoro inestimabile che restituisce notorietà a quel cinema d’autore che molto spesso è dimenticato dalle grandi catene dei cinema multisala.

Noi di Xeud abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla proiezione di Into the wild dove per l’occasione è venuto direttamente dagli Stati Uniti l’attore protagonista, Emile Hirsch, intervistato eccezionalmente dal nostro Alessandro Borghi, reduce dalla sua interpretazione ne Le otto montagne.

Facciamo un passo indietro e spieghiamo per chi non è di Roma cos’è la fondazione Piccolo America e chi sono questi ragazzi e ragazze che dal 2014 si battono per creare degli spazi dove dare vita a un’alternativa culturale alla movida e al turismo della città. Tutto questo si è concretizzato in vari progetti e iniziative nel corso degli anni. Ricordiamo gli Schermi Pirata, con i quali hanno proiettato le immagini dei grandi film sui muri e i monumenti della città, e il Cinema in Piazza. Si legge dal loro sito, che invito a visitare per chi si vuole fare un’idea completa del progetto, “Né cinefili né studenti di cinema, ma giovani determinati che hanno iniziato a “colorare” i monumenti, le piazze e le periferie della loro città con i più grandi capolavori della settima arte”.

Nel corso delle nove edizioni svolte fino ad ora, sono riusciti a portare gratuitamente alcune tra le figure più importanti del cinema internazionale, tra cui Jeremy Irons, Ken Loach, Wim Wenders, Wes Anderson e per ultimo Emile Hirsch, protagonista di Into the Wild, e nazionale, come registi e attori del calibro di Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Roberto Benigni, Paola Cortellesi, Francesca Archibugi e tanti altri.

Tre schermi con 8000 mq di superficie di platea, che vengono animati per i due mesi estivi dalle proiezioni di film, dibattiti con registi, attori, sceneggiatori e maestranze, nonché retrospettive, grandi classici del patrimonio nazionale e internazionale e film dedicati ai più piccoli. Un programma semplice e chiaro che è riuscito a riavvicinare moltissimi ragazzi al mondo del cinema che negli ultimi anni sta vivendo un periodo di crisi generalizzata. Perché forse è proprio questo il merito più grande che hanno i ragazzi del Cinema America, quello di riavvicinare i cittadini alla cultura in contesto di socialità, e chi se non la settima arte può svolgere questo compito.

Presentazione del film

Into the wild è un film che ha profondamente cambiato la mia vita al tempo, l’ho rivisto oggi pomeriggio e me l’ha cambiata un’altra volta, infatti non lo guarderò più”.

Così esordisce Alessandro Borghi, accompagnato da una calorosa risata del pubblico, svestito per l’occasione dai panni dell’attore per indossare quelli di un intervistatore sui generis. Più che un’intervista, ciò a cui abbiamo assistito, è sembrata una chiacchierata e questo ha contribuito a rendere tutto più coinvolgente ed umano.

Come dicevamo, in data 29 giugno abbiamo avuto la fortuna di assistere alla proiezione di Into the wild film del 2007 diretto da Sean Pen e interpretato da Emile Hirsch che si è prestato ad un’interessante intervista in cui ha rilasciato simpatici aneddoti sulla realizzazione del film ma ha anche toccato argomenti più importanti tra cui il valore della felicità, uno dei temi cardine del film.

Emile è stato accolto dal numerosissimo pubblico della Cervelletta con un caloroso applauso che sembrava non finire più, a testimoniare la felicità che si prova quando si ha la possibilità di partecipare ad un evento di questo tipo.

Il primo a prendere la parola come accennato è stato Alessandro Borghi, attore romano che negli anni ha acquisito sempre più fama, anche grazie ai film che ha egregiamente interpretato, tra cui ricordiamo il film Non essere cattivo e la serie distribuita su Netflix Suburra, oltre al suo ultimo film Le otto montagne che si posiziona nello stesso genere della pellicola proiettata quella sera.

Borghi dopo aver chiesto un ultimo applauso, questa volta per la platea, inizia domandando all’attore californiano quale fosse la prima cosa che gli viene in mente ripensando alle riprese del film. Emile, rispondendo alla domanda racconta un aneddoto poco consono ad un’intervista ma che il pubblico ha trovato simpatico e divertente. “Era il secondo giorno che giravamo la scena delle rapide sul fiume Colorado e a causa di un po’ di ectasy preso la sera prima, andavo dondolando su e giù per il fiume, quando credevo le riprese fossero finite mi dicono che dovevo rifare la scena. Questa volta però cascai moltissime volte, rischiando quasi di annegare e fu proprio la mano di Sean Pen a tirarmi su e salvarmi la vita. Il messaggio dietro questa piccola storia è che si il film parla di solitudine ma anche di connessioni, e di quanto sia importante il contatto umano”.

Borghi chiedendo quasi scusa all’attore, gli porge una domanda un po’ più tecnica riguardo il processo di creazione del personaggio, realmente esistito, e se avesse avuto all’epoca un qualche tipo di contatto con la famiglia del protagonista o con l’autore del libro da cui è tratto il film.

“Onestamente l’autore del libro l’ho visto una volta sola, mentre è stato fondamentale l’incontro con la famiglia di Christopher, in particolar modo con la sorella, che aveva un amore sconfinato per il fratello. Mi ha raccontato che era una persona speciale, a volte veniva giudicato dall’esterno come una persona arrogante a causa dei suoi ideali ma la verità è che aveva solo un modo diverso di vedere la vita. Per me è stato importante in particolar modo il racconto del dolore provocato dai rapporti familiari e di come è riuscito a superarli nel modo che vediamo nel film”.

Alessandro Borghi riprende la parola e parla di una sua esperienza personale e della responsabilità che si è sentito addosso quando ha interpretato la tragica storia di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle e se Emile avesse sentito lo stesso senso di responsabilità. “Sono passati 16 anni da quando abbiamo girato il film e io sono molto legato al rapporto che si è creato tra il pubblico e il film che mi fa ancora commuovere. Io e Sean (Pean) sapevamo fin da subito di avere una forte responsabilità nel raccontare la storia chi Chris per l’ispirazione che ha dato a milioni di persone, e al di là della bravura degli attori o della bellezza del film in sé quello che mi ha toccato di più è stata la connessione che si è creata e che c’è ancora con gli spettatori attingendo ad un qualcosa che è al centro dell’esistenza di ognuno di noi”.

Continuando sul tema introspettivo del film Borghi fa una domanda che è anche una riflessione sulla felicità e in particolar modo su quanti tipi di felicità esistano. “Non ci sono regole per ottenere la felicità, possiamo essere tutti felici in modi diversi, io per esempio, a differenza di Chris, mi piace stare con le persone, andare al ristorante con un amico, poi c’è anche quel tipo di felicità trascendente che ovviamente si può raggiungere solo con la solitudine ma la cosa da ricordare” conclude Emile “è che una non esclude l’altra”. Alessandro Borghi prima di congedarsi e lascarci alla proiezione di Into the Wild ci ringrazia noi del pubblico per l’opportunità di poter creare un’ esperienza condivisa su un film che a suo avviso è “destinato ad essere immortale perché ne stiamo parlando dopo 17 anni, ne parleremo tra 30 e 50 anni e avrà per il pubblico sempre lo stesso effetto perché è un grandissimo pezzo della storia del cinema”.

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