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Barbie: Tutte le citazioni cinematografiche nascoste

root • 26 Luglio 2023

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Nonostante il clamore alle stelle già mesi prima della sua uscita, Greta Gerwig non ci ha affatto deluso e non ci siamo ancora stancati di parlare di Barbie e di analizzare ogni suo piccolo particolare.

Come sappiamo, sono passati solo pochi giorni e il film ha già fatto la storia del cinema: Il “fenomeno rosa” ha portato in sala migliaia di spettatori nonostante la stagione ed ha già conquistato svariati traguardi, fra cui miglior debutto e incassi da record. 

Noi di Xeud ne abbiamo già ampiamente parlato qui:

Ma non è ancora finita.

Il cinema è un’arte che si nutre spesso di sé stessa, citando, omaggiando e reinterpretando le opere che lo hanno preceduto. 

E il nuovo film di Barbie non fa eccezione. 

Se la citazione più ovvia a “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick vi ha divertito già dai tempi del trailer, ecco gli altri easter egg, espliciti e non, presenti nel film:

MATRIX

Partiamo da una delle citazioni più ovvie. Tacchi alti o Birkenstock? Pillola rossa o pillola blu?

pillola azzurra – fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai – e la pillola rossa – resti nel Paese delle Meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio” 

Così Morpheus incalzava Neo e ci regalava una delle più celebri scene del cinema. Ecco, Barbie è messa di fronte allo stesso bivio, dove la sua pillola rossa viene rappresentata dalle scarpe forse meno femminili diffuse in questo momento. 

Analogalmente infatti Barbie è pronta ad entrare in un “nuovo mondo”, tremendamente reale rispetto al suo, rappresentato dalle tipiche scarpe col tacco della famosissima bambola. 

Dal un lato Barbieland, dall’altro la cruda e dura realtà… e da quel momento in poi, come in Matrix, inizia il nostro viaggio dell’eroe. 

PINOCCHIO

Barbie è una bambola, forse la più celebre della nostra generazione, fatta di plastica, perfezione e accessori rosa tutti abbinati. 

Eppure, dal suo status di giocattolo, si ritrova a fare un percorso che la porterà a diventare una donna, fatta di imperfezioni ma anche di crescita e indipendenza personale. Vi ricorda qualcuno? 

Barbie è palesemente un Pinocchio. Una donna “non vera” che si ritrova a voler essere di più, a voler fare di più. Citazione ancora più palese quando la vediamo parlare con quella che in effetti è la sua “mamma”, il fantasma di Ruth Handler (la vera creatrice di Barbie). 

Un confronto che ci rimanda moltissimo all’amato Geppetto, il papà/creatore di Pinocchio. 

TOY STORY 2

E sempre rimanendo in tema giocattoli… come possiamo non ricordarci con un sorriso (e forse qualche lacrimuccia) del personaggio di Barbie in Toy Story

Il film di Greta Gerwig strizza l’occhio al film d’animazione del 1999 soprattutto nelle scene con Ken. Il carattere ironico e divertente dei loro incontri, sopratutto a Barbieland, rimanda moltissimo all’iconico rapporto dei due giocattoli del classico Disney-Pixar, con la differenza che la Barbie moderna si emancipa e non ha un interesse amoroso verso la sua versione maschile. 

Inoltre, lo stesso arco narrativo di questo nuovo Ken trova dei punti di incontro con quello in Toy Story. Senza fare troppi spoiler, tutti e due i Ken hanno un “momento di sbandamento” dove si trovano a remare contro Barbie a causa del perseguimento del loro interesse personale. 

Tuttavia entrambi, alla fine del loro percorso, si ritrovano a capire i loro errori e trovano la redenzione, anche se con risultati e conclusioni diverse. 

IL MAGO DI OZ di Victor Fleming, 1939

Un altro intuitivo richiamo cinematografico è quello al Mago di Oz.

Barbie si ritrova a essere un po’ una Dorothy moderna, in un mondo nuovo che le farà incontrare tanti nuovi personaggi ma sopratutto la aiuterà nella sua crescita. 

Il riferimento all’iconico film di Victor Fleming del 1939 è chiaro sin dal momento in cui Barbie guida la sua auto rosa fiammante.

Dove? Su una strada di mattoni rosa. Esattamente come Dorothy faceva, senza macchina però, sul sentiero di mattoncini gialli

Il riferimento al Mago di Oz però lo ritroviamo anche nella crescita e nel percorso che farà la protagonista: entrando tutte e due in una nuova realtà vengono spinte dalla necessità di chiedere aiuto per tornare nei loro mondi. 

Per Dorothy infatti sarà un percorso verso Città di Smeraldo, per incontrare Oz e riuscire a tornare in Kansas, mentre per Barbie saranno la ricerca e l’incontro della sua bambina a portarla nel mondo reale, per riuscire a capire come tornare a vivere felicemente a Barbieland. 

MEAN GIRLS di Mark Waters, 2004

Non ha bisogno ne di introduzioni ne di troppe spiegazioni. 

Sin dal trailer, il richiamo a Mean Girls lo ritroviamo evidente nell’importanza assoluta del colore rosa, ma banalmente anche nel nome del gruppo delle protagoniste, appunto, le Barbie. 

ELF di Jon Favreau, 2003

Chi è che rivedendo Will Ferrell sullo schermo non ha pensato per un secondo al divertentissimo film natalizio Elf? 

Bene, mentre ritroviamo il suo protagonista interpretare l’amministratore delegato della Mattel, non possiamo non ricordarci quanto ci piaceva il viaggio alla ricerca di se stessi compiuto da Buddy, dal Polo Nord al mondo reale. 

Ecco, anche in Barbie abbiamo dinamiche narrative molto simili: la ricerca di risposte, di un nuovo Io, la partenza da un mondo di bambole fino all’arrivo in una nuova realtà. 

Oltretutto per entrambi i personaggi c’è un chiaro sballo di realtà iniziale. 

I protagonisti sperimentano questo “shock” dal momento in cui giungono nel nostro mondo.

Buddy, nel suo viaggio a New York, scopre che la realtà degli umani è ben diversa dal pacifico e festoso Polo Nord, mentre Barbie realizza quanto sia effettivamente lontana dalla perfezione in cui è cresciuta.

GREASE di Randal Kleiser, 1978

Un’altra piccola chicca, sopratutto estetica/stilistica la ritroviamo nei colori e in alcune movenze dei numeri musicali del film. Come non possiamo pensare a Grease e alla scena di “ Greased Lightnin’ ” vedendo la battaglia dei Ken versione musical? 

IL PADRINO di Francis Ford Coppola, 1972

Dopo che i Ken scoprono il patriarcato e prendono il controllo di Barbie Land, il Ken di Kingsley Ben-Adir viene visto guardare Il Padrino in TV. 

Per distrarlo, una delle Barbie finge di non aver mai visto il film, il che lo fa subito iniziare a spiegare perché sia così bello. Questo espediente lo terrà così impegnato da permettere agli altri di salvare la situazione. 

PLAYTIME di Jaques Tati, 1967

Per i più cinefili rimando invece alla splendida ripresa della meravigliosa scenografia di Playtime, film del 1967 di Jaques Tati. 

Quando Barbie arriva nel mondo reale, anche l’FBI viene coinvolta, contattando un impiegato di basso livello della Mattel, Aaron Dinkin (Connor Swindells). 

Aaron e gli altri subalterni Mattel lavorano in una stanza piena di cubicoli grigi, che sembrano identici agli uffici del film francese appena citato, il quale mette in scena una versione futuristica di Parigi. 

SHINING di Stanley Kubrick, 1980

Un altra piccola perla riconducibile a Kubrick la troviamo, in maniera sicuramente più immediata, nella versione in lingua originale del film.

Quando Barbie incontra per la prima volta Gloria (America Ferrera), l’umana che ha giocato con lei nel mondo reale, le due creano un bellissimo legame. Tanto che la figlia adolescente di Gloria, in una scena, chiede a sua madre se sta “brillando” (letteralmente “shining”) con Barbie, dopo che hanno finito di completare le frasi l’una dell’altra. 

Questo, ovviamente, si riferisce a The Shining, il film di Stanley Kubrick del 1980 basato sul romanzo di Stephen King, e Sasha si riferisce più specificamente alle abilità psichiche che ha il giovane figlio del personaggio di Jack Nicholson, Danny. 

LA DONNA PERFETTA di Frank Oz, 2004

Ultimo ma assolutamente non per importanza, il richiamo a The Stepford Wivesdi Frank Oz del 2004. 

Il personaggio interpretato da Nicole Kidman si trasferisce insieme alla famiglia in una città chiamata Stepford, in cui tutto appare straordinariamente perfetto, sopratutto le altre donne. Si scopre infatti durante il film come siano tutte dei robot, programmate dai loro stessi mariti in modo tale da avere delle mogli impeccabili, attraverso un processo di clonazione e controllo mentale.

Il tema della perfezione imposta dalla società e della manipolazione è affrontato anche nel film di Barbie, infatti entrambe le pellicole arrivano a mettere in discussione l’idea che questa perfezione sia desiderabile o addirittura possibile.

Inoltre entrambe le protagoniste si trovano a scoprire la verità nascosta dietro le apparenze apparentemente perfette dell’ambiente in cui sono inserite. 

Nel caso di Joanna, scopre il segreto oscuro dietro il comportamento stranamente uniforme delle donne di Stepford. Barbie, d’altra parte, si immerge nel mondo reale e scopre che la perfezione non è sempre ciò che sembra essere.

Ma non è finita qui: tutte e due si trovano a dover lottare per la propria indipendenza e autonomia. 

Joanna cerca disperatamente di sfuggire al controllo della comunità di Stepford e di preservare la propria identità e personalità unica. 

Barbie, proveniente da un mondo in cui tutto è controllato e perfetto, deve trovare il coraggio di essere se stessa e di accettare che la vita nel mondo reale può essere imperfetta ma autentica.

Insomma, già nel 2004 avevamo prodotti che, forse troppo presto, facevano delle colorate critiche al conformismo e all’idea di “donna perfetta” ridotta a stereotipi, attraverso i toni della commedia, un grande cast (tra i tanti, oltre a Nicole Kidman troviamo anche Glenn Close e Christopher Walken) e una scenografia eccellente dai colori pastello. 

Insomma, Barbie non solo è un film che rimarrà sicuramente nella memoria collettiva, per un motivo o per l’altro, ma è anche un ottimo prodotto ricco di spunti e di argomenti ma anche, come abbiamo appena visto, di amore per il cinema. 

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