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Recensione Anime & Manga

Goodbye Eri, il capolavoro dell’autore di Chainsaw Man

root • 24 Maggio 2023

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Goodbye Eri, Sayonara Eri, oppure Addio Eri, è un manga oneshot (autoconclusivo) scritto e disegnato da Tatsuki Fujimoto, celebre per altre opere come Chainsaw Man e Fire Punch.

Edita in Italia grazie a Star Comics, quest’opera è diversa dalle altre, ha una narrazione totalmente diverse da un classico manga

Trama


Addio Eri” racconta le vicende di Yuta, un giovane ragazzo che ha recentemente perso la propria madre a causa di una malattia terminale e su cui ha prodotto un film che ha presentato a tutta la scuola. Nessuno rimane commosso dalla scelta del ragazzo di mostrare un momento così delicato attraverso un film di questo tipo e in particolare gli viene criticato il finale nel quale l’ospedale, dove si trovava nei suoi ultimi istanti di vita la madre, esplode. Il ragazzo in un momento di debolezza si registra con lo stesso strumento che aveva usato per registrare la madre e in cui afferma che si sarebbe ucciso. Così facendo si dirige sul tetto dell’ospedale, ma invece di compiere l’atto estremo incontra una ragazza della sua età: “Eri”. Ella si rivelerà l’unica persona che ha davvero apprezzato la sua opera, anche se la definisce acerba, e promette al ragazzo di aiutarlo nel migliorare le proprie capacità cinematografiche al fine di produrre un secondo film, che dovrà questa volta convincere anche il resto del pubblico. Il primo passo, secondo la ragazza, per migliorare è vedere più film possibili e così comincia il percorso di Yuta per migliorarsi sia a livello registico, ma soprattutto di scrittura.

Stile artistico e narrativo

L’opera ha uno stile sporco e grezzo e ciò non fa altro che renderla più unica. Infatti, non sono punti a sfavore, bensì è anche grazie a questi che l’autore riesce a raccontare meglio gli spezzoni di vita dei due piccoli protagonisti senza problemi. È grazie a questo stile che il manga riesce a trasmetterci così bene i sentimenti dei due ragazzi, le quali reazioni risultano sempre e davvero umane.


Il paneling dell’opera è sostanzialmente composto di rettangoli che riprendono le dimensioni a 16:9 dei film; quest’ultimo tema è molto importante sia per l’autore che per i personaggi dell’opera stessa e ciò diventa anche meta-narrativa nel momento stesso in cui ci rendiamo conto che è come se noi fossimo la camera che registra tutti quei momenti, che sono veramente registrati da Yuta. I due protagonisti della storia sono Eri e Yuta e per questo motivo si potrebbe pensare che abbiano chissà che character design esagerati per renderli unici, ma non è così. A livello estetico i due sono piuttosto comuni, sono dei semplici ragazzi, tuttavia la natura di questi personaggi è proprio l’opposta: non sono anonimi per nulla e nemmeno per un momento. Il tratto del disegno aiuta moltissimo a comprenderli, poiché con questo stile grezzo è come se fossero più vicini a noi lettori: si crea un’atmosfera più “intima”. Intimità marcata moltissimo dalla scelta di mostrare nella stessa pagina lo stesso panel ripetuto quattro volte, ma con dei micro cambiamenti, così da notare tutti i cambi facciali dei personaggi: è questo che ci rende Yuta e Eri così umani. Questo è proprio cinematografico, ma ciò non si trova solo in questa scelta.

Ci sono altri momenti che in egual modo danno la sensazione di cinema, come la sequenza di momenti di vita dei due ragazzi verso la metà inoltrata del one-shot nel quale in diverse pagine vengono mostrati due panel per pagina con momenti vissuti dai protagonisti, risultando in quasi un montaggio video, ma appunto non è un video. Si potrebbe persino citare la scena finale di “A scene at the sea” di Takeshi Kitano e metterla in paragone proprio con questo momento presente nel manga. Entrambi sono dei montaggi di momenti di vita dei due protagonisti e per certi versi è molto probabile che sia stato proprio Takeshi Kitano a ispirare Tatsuki Fujimoto per questa scena, dopotutto sappiamo già grazie ad un’intervista che ha preso spunto anche dal precedente citato regista.

L’opera riesce ad essere incredibilmente spontanea e veritiera nelle movenze e nelle reazioni dei personaggi: è probabilmente questo che l’ha resa così innovativa nel mondo dei manga moderno. Qui ci si concentra molto anche sui singoli momenti e sulle singole micro-espressioni e come risultato si ha momenti di diversa durata nel quale capire ciò che prova il personaggio diventa davvero molto semplice. La trama dell’opera può sembrare a primo acchito banale, tuttavia ciò che complica davvero il tutto è il finale che ci porta a domandarci se ciò che abbiamo letto è vero o frutto della mente creativa di due ragazzi adolescenti. La storia potrebbe sembrare lineare, ma in realtà non è così.

L’opera riesce ad essere estremamente interessante grazie alla sua capacità intrinseca di sembrare una storia lineare, per poi scoprirsi come l’opposto. È un continuo cambio di rotta: prima credi di star seguendo una certa vicenda, ma poi arriva qualcosa che sposta la trama su qualcos’altro, e ciò succede più di una volta. Fino alla fine non si è mai veramente in grado di comprendere cosa è reale e cosa no e non vi è una soluzione, una risposta secca e concisa sulla verità: si può solo trovare la propria versione della storia, ragionandoci sopra e ottenendo la propria verità.

Ma la narrazione non è solo questa, ma si fa anche di piccoli momenti e per questo il collegamento con il disegno è d’obbligo. Il paneling è ovviamente la risposta alla scelta dell’autore di usare una narrazione molto più cinematografica che quella classica di un manga. Le vignette che mostrano i micro cambiamenti facciali dei personaggi, alcune sequenze che sembrano uscite da un film, le esplosioni… l’opera è cosparsa di citazioni e decisioni puramente cinematografiche: alcuni panel si possono persino definire inquadrature, in quanto seguono questi standard. E tutte queste novità cozzano con il mercato giapponese dell’ultimo periodo.

È da ormai diversi anni che il mercato dei manga in Giappone manca di novità, infatti ci troviamo in un periodo storico nel quale le sperimentazioni non avvengono in chissà quale quantità e se ci sono non fanno quasi mai clamore. Si preferisce continuare con i soliti prodotti e così si finisce con il creare un mercato con tanti prodotti, ma tutti molto simili. In questo “Addio Eri” è sicuramente un evento più unico che raro, che dimostra di poter osare. A partire dalla sua narrazione cinematografica a doppia faccia, per poi continuare con il suo stile che non segue esattamente i canoni di ciò che in generale piace al pubblico; è per questi motivi che l’opera, seppur non un capolavoro, riesce a emergere nel marasma del mercato giapponese come “opera che va letta e capita”, ottenendo come risultato quello di essere una ventata d’aria fresca per un mercato che ha paura di osare.

Parte Spoiler

Commento finale sull’opera e sull’autore

“Addio Eri” è considerabile il capolavoro di Tatsuki Fujimoto sotto ogni punto di vista, ma non solo. Esso rappresenta un possibile punto di svolta per il mercato giapponese dei manga, che forse però non deciderà di seguire questa corrente. Sicuramente dal punto di vista artistico questo rappresenta un apice per l’autore, sia di gestione dei panel che di disegno vero e proprio. Ma ancora di più dal punto di vista narrativo riuscendo a dimostrare un’abilità da non sottovalutare nello storytelling e nel processo creativo di una storia. Tutto questo ha dimostrato al pubblico che un manga si può fare anche in questo modo e non solo nel modo classico. Non c’è una vera e propria morale, bensì un semplicemente dimostrare le proprie capacità di artista. Figlio di un periodo post prima parte di Chainsaw Man, questo one-shot ha aperto la porta a un modo di narrare che si trascinerà anche nella seconda parte di Chainsaw Man e che, si spera, potrà essere di spunto per moltissime nuove opere, non solo sue ma anche di altri autori.

Quindi “Addio Eri” è frutto di un impegno costante che ha avuto Fujimoto nel corso di tutta la sua carriera. È il primo grande punto dell’autore, la prima grande conclusione del suo percorso che lo ha portato a maturare e cambiare moltissimo. Ma ciò che impressiona di più è quanto l’autore voglia dare ancora e molto di più: vuole continuare a migliorarsi. Probabilmente in futuro avremo un altro grande punto nella sua carriera, ma al momento questa è la situazione.

Un’opera di questo calibro la si può imparare ad amare ancora di più solo se si è ben chiari in testa la situazione del fumetto giapponese e un minimo della carriera dell’autore, ma rimane anche da sola un’opera che deve essere letta. Ma soprattutto va “vista” e non solo letta: Fujimoto ci ha ricordato che un manga non è solo fatto di scritte, ma in primis di disegni e di come questi anche senza scritte possono narrare molto e di più di quello che delle semplici scritte possono dare.

Voto: 8.5

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